Riprendo a scrivere su questo mio blog e lo faccio alle 8.45. Elisa e Massimo sono usciti da poco. Oggi è l'ultimo giorno d'asilo. La tv è accesa; è strano. Va in onda Uno Mattina. La conduttrice femmina (mi si perdonerà la brutalità della distinzione ma per me in tv c'è il conduttore femmina e quello maschio; nessun'altra distinzione per me: e credo che, vista la loro professionalità, li scelgano con questo mio stesso criterio), la conduttrice femmina, dicevo, fa delle boccucce stupite e strette stupefatta dinanzi al profumo del basilico e, ancora, sbalordita alla sorprendente novità che le piante vadano annaffiate: "ohhhh!".
Sono stanca e quindi irritabile e la conduttrice femmina, poverina, non c'entra nulla. Mi dicono che dovrei trovare più tempo da dedicare a me stessa. Va molto di moda questo "tempo da dedicare a sé stesse"; per me ha assunto da un bel pezzo un sapore stantio e la consistenza di un cliché: nulla.
Oggi ho trovato del tempo per me stessa, finalmente, sono andata a passare due ore di relax dal parrucchiere, oppure a farmi coccolare dall'estetista, o (e qui siamo all'apice del cliché) in una Spa per il massaggio sensoriale.
Avevi due ore da dedicare al relax e hai deciso di trascorrerle nei fumi tossici di un salone da parrucchiere a sfogliare riviste il cui solo scopo è il disboscamento? Avevi due ore e sei andata a farti torturare dall'estetista (non so a voi ma a me la ceretta fa male...) o a cercare un legame con te stessa in presenza di un perfetto sconosciuto che ti suggerisce come le tue spalle abbiano bisogno del suo tocco?
Sono stanca e quindi irritabile e di conseguenza intollerante. Ciascuno passa il "tempo da dedicare a sé stesso" come gli pare.
Io per esempio amo passeggiare, ma non per le strade di Roma. Purtroppo per quanto splendide le strade della città in cui vivo non riescono a rilassarmi. Preferirei passeggiare in campagna ma il "tempo da dedicare a me stessa" dovrebbe essere almeno una mezza giornata. Allora, caduta l'opzione passeggiata, trascorro il mio tempo libero a ricordare.
L'esercizio del ricordo è molto piacevole, catartico persino. questa mattina sono in Calabria, nei vicoli stretti, mai bagnati dal sole, che portano a casa di mia nonna. È maggio, l'aria è fresca, il mio sguardo scorre, più veloce del passo, sui muri screpolati e in pietra. Non sono più le stesse pietre del tempo della mia infanzia ma la speranza di intravedere la tana del topino dei denti ancora non si spegne. Ostinati e incerti gli ombelichi di Venere s'abbarbicano alle crepe umide. Quando ero bambina si faceva a gara a chi trovasse la piantina con più bulbi tra le radici. Queste piantine ne hanno molti. Non mi ricordo se vincessi o meno, ci lasciavamo guidare da una sorta di istinto magico; certo eravamo ingenui giacché il numero varia a seconda della grandezza delle foglie... la mia di oggi ne ha 7. Scrollo qualche pezzettino di terra dalle mani. Sono arrivata.
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