Dalla finestra è entrata, come un ladro, la luna

venerdì 27 agosto 2010

Torno a scrivere. Stavolta mi ci vuole davvero; sono a casa in un torrido soggiorno, mucchi di libri aspettano una recensione che li gratifichi e consideri, Elisa, sdraiata sul tappeto, gratifica me con qualche "mamma!" squillante e risate buffe. Roma non è mai stata così inospitale.

Siamo stati in vacanza fino a pochi giorni fa; vacanze semplici, che potessero essere adatte alla bimba. Poteva essere una vacanza morbida, di quelle in cui torni a casa con un paio di chili in più, un'abbronzatura dorata e la mente libera. Così non è stato, non del tutto almeno.

Come la tessera che perde l'equilibrio nel serpente del domino, delle persone si sono introdotte nella casa delle vacanze, nel luogo assolato del riposo dal lavoro e dalla quotidianità, provocando in me una rovinosa caduta a catena.

Non mi interessano le cose o i soldi che hanno preso. Non mi interessa nemmeno del muro sventrato con cui devo ancora fare i conti qui a Roma (sì, hanno preso le chiavi e il documento, rubato una moto al vicino e si sono precipitati anche qui, sia mai che si limitassero a derubarci una volta sola...), quello che mi turba, ancora e a distanza di giorni, è la sensazione di precarietà che costoro mi hanno appiccicato addosso. Credo che molte altre volte dovrò addormentarmi con la sensazione che chiunque possa entrare nella mia casa e, senza che io mi accorga di nulla, prendere, violare, distruggere.
Così com'è andata è andata bene; me lo dicono tutti. Forse è vero; certamente lo è.

Massimo, nel suo spirito non convenzionale, mi suggerisce riflessioni sul valore nullo delle cose preziose e l'ossimoro mi intriga e convince; io, nei pomeriggi sulla spiaggia, quando il sole ostinato s'appuntava appena sull'orizzonte rifiutandosi di tramontare, sentivo la provvisorietà e la forza delle dune alle mie spalle. Il profumo dei gigli marini m'avvolgeva. Sulla spiaggia poche persone, Elisa e Massimo giocano sul bagnasciuga; si riflettono nello specchio della risacca che, come un velo di tulle, ricopre di lucentezza la sabbia. Non è immediato credere che dei fiori così effimeri e delicati come i gigli di mare tengano assieme i granelli finissimi di sabbia, riescano a dare un senso di stabilità a quanto di più provvisorio e instabile possa esserci.

Sento la forza delle dune alle mie spalle e so che non riuscirò a farmi ispirare dal confronto. Non ci sono gigli marini né artigli di strega a tenere assieme il mio cuore.


Dalla finestra è entrata
come un ladro, la luna,
e nella luna mi guardo,
seduto alla finestra.

Se bussassi alla porta,
ecco, certo uscirei,
e mi consolerebbe
se sapessi vedermi
nel furtivo sgusciare
via da questa finestra.

Ma qui dentro c'è un ladro
ed io temo davvero
d'essere proprio io
questo ladro che è dentro.

(Asaf Hâlet Çelebi)