EmoZione, CommoZione, MortificaZione, FrustraZione

venerdì 27 novembre 2009

Non che io sia meno trafelata di quanto lo sia stata in queste lunghe settimane trascorse tra sesta malattia, bronchite, influenza intestinale e poi qualcosa di non ben definito.
Però stasera qualche minuto voglio ritagliarlo per scrivere del nuovo bar aperto qualche giorno fa di fronte casa mia.

Naturalmente i gestori sono due operosi bengalesi (sono sempre al lavoro e sorridono di sorrisi che non abbassano mai la guardia, ma come fanno?); Tre ragazzi. Si riunivano il venerdì sera sotto alla mia finestra, seduti sullo scalino del panificio e ascoltavano la musica fino a tarda notte dai loro telefonini, intonando, a volte, degli struggenti neomelodici napoletani con voci di tutto rispetto.

Si riunivano sotto alla mia finestra, sullo scalino. Ora hanno aperto un loro bar/sala giochi. O meglio (cito leggendo l'insegna) una "sala giochi e somministrazione cibi e bevande".

Durante i lavori leggevamo solo "...zione"; ci chiedevamo che cosa stesse per venire alla luce in quell'angolo bene in vista di strada: forse organizzazione eventi... ma i colori dell'insegna non erano calzanti; corsi di recitazione? Sì... già più in linea con lo spirito del quartiere... e invece no! "Somministrazione cibi e bevande".
Non è tanto l'uso delle parole quanto quello che ne deriva.

Andando al mercato passo e sbircio, sono curiosa. L'interno è tutto lindo e pinto. Brilla. Le patatine in ordine meticoloso sugli scaffali; birre e bibite allineate per colori e denti scoperti da sorrisi che, sempre, mi smarriscono. Mi hanno vista sbirciare, non fa nulla, arrossisco. Sorridono.
Hanno riportato sull'insegna e illuminano ogni sera la dicitura che definisce l'esercizio riportata sulla licenza. Me l'ha detto Massimo; e a rifletterci è vero. Quindi non è tanto l'uso delle parole ma il come.

Penso al loro orgoglio nel commissionare l'insegna, nell'inserire tutti quei caratteri luminosi, di quella definizione così elegante e completa. Molto più esplicita e molto più comunicativa di questa misera sillaba fatta parola che è "bar".
E mi commuovo; mi commuovo per un'idea che probabilmente è solo tale; per un'immagine che forse si nutre solo della concezione che, vivendo qui, mi sono fatta di loro. E davvero, davvero, non riesco a immaginare i volti di coloro che hanno ideato e promosso (e peggio, messo in atto) l'operazione detta "White Christmas"; ne leggo oggi e il cuore mi si stringe.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

oh Ba...anche a me il cuore si stringe, io mi immedesimo nei genitori di quei bambini e quelle bambine come i nostri/le nostre eppure discriminati. Se qui qualcuno dicesse qualcosa a vale, io dentro morirei ed e' quindi mio dovere morire dentro tutte le volte che qualcuno discrimina un altro essere umano, per qualunque motivo. Quando tornero' a Roma, chiedero' scusa a tutti gli immigrati e le immigrate, devono sapere che non siamo tutti cosi', lo devono sapere.
E' bellissimo tornare a leggere il tuo blog!
Cla

trally ha detto...

la discriminazione credo sia insita in noi, noi come essere umano, discriminiamo tutto e tutti non ci rendiamo conto di quanto siamo meschini,fino a quando non veniamo toccati personalmente.Poco fa parlavamo di cosa implica il non voler far parte di una categoria....bé credo che anche in questo caso possiamo ben essere felici di essere fuori da un cerchio definito e sentirci stringere il cuore per ciò che ci succede intorno. Ciao

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