New York è una città difficilissima da fotografare. Ci siamo stati in dicembre. Avrei voluto scattare mille ritratti della mia bimba per le strade della Grande Mela ma tutti (o quasi) erano deludenti... troppi gli oggetti in movimento, troppe le luci lampeggianti; nulla restava sulla pellicola se non i sorrisi di Elisa entusiasta del contesto; e quelli sono belli ovunque.
Soffiava un vento gelido. Io, come sempre, per tenere fede alla mia innaturale tendenza al radical-chic, indossavo un cappotto e soffrivo in silenzio sfoggiando un calore mio proprio in realtà inesistente; Massimo un piumino, cappello, guanti... Elisa alloggiava nel passeggino tramutato per l'occasione in navicella spaziale. Era un mondo a sé, una bolla calda, accogliente, luminosa e in movimento su ruote attraverso le intemperie.
In un negozio, mentre osservavo delle coloratissime scarpe sportive, mi accorgo di un commesso che fa strani gesti in direzione del passeggino di Elisa che, di rimando, ridacchia: "Help me, help me! I'm prisoner in a bubble!" eheheh...
Quella stessa mattina entriamo in un posto magico: un luogo in cui si dà vita a un teddy bear. Meraviglioso. Elisa nella sua bolla dormiva. Io e Massimo scegliamo una scimmetta. Registriamo un messaggio personalizzato e assistiamo alla sua nascita: la simpatica ragazza facente le vesti di Dio lavora alacremente. Io osservo rapita; a un tratto mi porge un cestino pieno di morbidi cuori di stoffa. Ne scelgo uno a strisce bianche e rosse, mi dice che devo strofinarlo sul mio e poi baciarlo così prenderà vita. Timidamente lo faccio. E che così facendo prenda vita ci credo (!).
La scimmia si chiama Wacca-wacca; sta nel box e ogni volta che Elisa preme la sua zampa destra dice "ciubi-ciubi!" Un grido di battaglia che nel nostro lessico familiare significa: "facciamo le smorfiose pazzerelle col vento nei capelli". E ogni volta che la scimmietta Wacca-wacca dice "ciubi- ciubi" con la mia voce Elisa mi guarda e scuote la testolina ridendo.
Quella stessa mattina siamo stati alla Morgan library. Un luogo trasparente e antico al contempo. La ristrutturazione è di Renzo Piano (ma stavolta gli è venuta bene) all'interno migliaia di libri. Tra uno scaffale e l'altro, se si è fortunati, ci si può imbattere nel manoscritto di "Canto di Natale" o nei disegni di Blake. Indimenticabile. presi dal ricordo di quanto appena visto dimentichiamo al guardaroba la scatola in cui momentaneamente alloggiava Wacca-wacca. Ce ne accorgiamo dopo un po' e rifacciamo di fretta la strada a ritroso (nemmeno a dire due passi... si tratta di New York). Massimo entra, spiega, lo interrogano. Un tipo minaccioso munito di auricolare parlotta, mentre io ed Elisa da fuori guardiamo tutto attraverso le porte a vetro di Renzo Piano.
Hanno ritrovato la nostra scimmia? Ce la restituiranno?
All'interno interrogano ancora Massimo e io ripenso al cuoricino a strisce che impaurito batte nella scatola, al buio.
Finalmente il laccio si districa e Massimo esce trionfante con la scatola. Sopra c'è scritto "Lost & Found". Un'avventura degna del bosco dei cento acri!
La quinta strada ci riacchiappa, e lì non sono l'unica a essere trafelata. Allunghiamo il passo e cerchiamo di infilarci in metro prima possibile. Lì Elisa fraternizzerà con enormi signore e biondissime bambine.
Io ripenso alle creature selvagge che per un soffio non ho incontrato e al libricino di Beatrix Potter che ho acquistato. Peter Coniglio di sicuro dormirà al calduccio tra le pagine al riparo dal gelido vento del nord.
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5 commenti:
è tornata la mamma trafelata! che bello =) me li voglio stampare i tuoi post, anzi dovresti farlo tu e regalarli agli amici =)
cla
:) è una bella idea. Grazie :*
bello :) ma quella foto meravigliosa l'hai fatta tu?
ale
chiedo scusa, è un disegno :D
é sempre di VladStudio. Uso sempre i suoi disegni, frugo e rifrugo e uno adatto lo trovo sempre.
:)
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