Da qualche mese ho ripreso in mano il lavoro per la mia tesi. Sto scrivendo un saggio sulle fonti e sulle varianti in alcune novelle del Decameron, tra le quali Lisabetta da Messina.
Ricordo che il mio primo incontro con Lisabetta fu quando facevo la scuola media. La mia professoressa di italiano, una donna intelligente e colta, aveva scelto come lettura una selezione di novelle italiane tratte da Il Pentamerone di Basile, Da Le fiabe italiane di Calvino e dal Decameron, appunto. Fu la mia prima lettura analitica, le adoravo; le leggevo e rileggevo e scrivevo a margine dei miei pensieri.
Questo Natale, quando sono tornata a casa dei miei per le feste, ho ritrovato questo libricino e sfogliarlo mi ha divertita. Tra i tanti, ingenui, commenti a margine ce n’era uno che la Barbara ragazzina aveva apposto a un paragrafo di Lisabetta: "la cosa importante di questa novella è la disobbedienza". Non sono riuscita a ricordare in quale circostanza l’avessi scritto; se fosse stata una mia idea o se avessi riportato un concetto spiegato dalla professoressa. Sta di fatto che ricordo perfettamente che quella novella la ripercorrevo con la mente durante il giorno e mi commuoveva moltissimo.
Poi ho rincontrato Lisabetta in un quadro di Millais Lorenzo e Lisabetta e lì ho capito quanta storia si può narrare con una sola immagine.
Insomma, per quanto mi sforzi di girarci attorno per dirlo non c’è un modo diverso: desideravo poterne scrivere in maniera approfondita e matura. Come se farlo potesse dar vita a un legame più profondo con questa mia amica sventurata.
E ora che ne ho l’occasione non mi riesce. Non so spiegarmelo ma non mi riesce. Vorrei tornare ai tempi in cui con leggerezza appuntavo pensieri e osservazioni e avvicinarmi a questo testo semplicemente parlandone. Probabilmente dovrei prenderne un po’ le distanze. Quando ci rincontreremo magari sarà la volta buona.
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3 settimane fa
2 commenti:
Barbara, lo so che è una carriera frustrante, però io sono sempre più convinta che dovresti insegnare. La scuola negli anni si è trasformata in un posto dove si insegnano solo concetti sterili e un po' di nozionistica da milionario. Occorrerebbe tornare ad un po' di vera passione per la nostra cultura, che è principalmente fatta di letteratura, arte e scienza. Non so perchè ne chi, negli anni, ha inculcato ai nostri politici l'idea che il sistema scolastico all'estero fosse migliore...e così la vecchia scuola italiana si è dovuta adeguare ai test a risposta multipla dei college e delle scuole americane e del nord europa. Puoi capire come i bravi insegnanti si siano sconfortati, oltre che per il loro misero stipendio, e non li biasimo affatto se poi hanno deciso, come mia suocera, di scappare a gambe levate dalla SCUOLA! Manu
Manu, spero che mia madre non legga questo tuo commento perché sono anni che predica il valore dell'insegnamento e quanto io avrei la predisposizione a fare l'insegnante. Non so, quell'anno in cui l'ho fatto ho avuto delle belle soddisfazioni ma il sistema in cui i docenti sono ingabbiati mi ha amareggiata e delusa. Allora scelgo una professione certamente meno generosa e altrettanto difficile con la quale continuo a scontrarmi e riappacificarmi ciclicamente.
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