Che prima sia vaga, come un sogno...

domenica 10 gennaio 2010

...Poi esatta, come l'algebra.

Qualche genitore era un po' scettico in merito. Io mai.
Possono i bimbi piccoli, piccolissimi, seguire una lezione di musica?
In linea generale secondo me sì. Ma si tratta di una mia idea basata sul mio rapporto con la musica, adagiata su quella morbida sensazione che solo quest'ultima riesce a darmi e che, per la naturale semplicità del canale comunicativo, certamente riesce a dare ai piccini. O perlomeno si trattava.

Grazie a Elisa sono, infatti, venuta a conoscenza di un metodo straordinario di apprendimento musicale che si rivolge proprio ai neonati (e parlo di neonati a partire dai due/tre mesi di vita...).

Si tratta del metodo Gordon la Music Learning Theory. Mi ha rapita letteralmente e ogni volta che posso cerco di raccontarlo. Anche quando non esplicitamente richiesto.
Gordon è un pedagogo che a un certo punto della propria esistenza ha avuto un'illuminazione: ma perché non applicare alla musica ciò che accade con l'apprendimento del linguaggio?
I bimbi incominciano a parlare e dalla lallazione passano in tempi abbastanza brevi alla formulazione di fonemi e poi parole, per arrivare a costruire delle frasi complesse e a comunicare pienamente e con cognizione di causa.
Quando vanno a scuola, poi, imparano ad applicare a ciò che hanno fino ad allora appreso una struttura e delle regole. Norme grammaticali, categorie lessicali, logica. E questo avviene, più o meno, naturalmente.
Perché allora fare il percorso inverso quando si tratta di musica?
Perché il bambino deve arr
ivare a scuola e incominciare dalle regole e non il contrario?

Io lo trovo geniale. Una lallazione in musica che dovrebbe indurre i bimbi a fare essi stessi musica in maniera naturale. Gorgheggi, ondeggiamenti, battiti ritmici di manine paffute. E quando sarà il tempo del pentagramma sarà... e chissà che nel frattempo la mia piccola Elisa non riuscirà ad applicare alla musica il pensiero di Lévi-Strauss che vorrebbe la musica capace di sopprimere il tempo.


Il titolo e l'incipit sono una citazione di Guy de Maupassant

1 commenti:

Chiara ha detto...

Come la maggior parte delle attività che ho intrapreso nella mia vita anche con la musica ho avuto un rapporto conflittuale; ma se me l'avessero insegnata come fosse stata la mia lingua madre magari adesso alla vista di un pianoforte non proverei frustrazione ma attrazione.
Spero che per la mia nipotina la musica sia parte integrante di tutta la vita, cantata, suonata o ballata che lei voglia.
Devo dire che già ora i suoi balletti e i suoi "la la la" mi riempiono il cuore di gioia.

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