Sorridi, che tu lo voglia o meno!

lunedì 15 marzo 2010

A un mese di distanza torno a trovare in questo mio piccolo spazio un po' di tregua.
Sono tornata ieri da una settimana di vacanza (splendida) tra la neve; la mia bambina ha imparato a fare l'urlo di battaglia di Geronimo; questa mattina ho visto l'alba bevendo un gustosissimo caffelatte. Eppure questo pomeriggio c'è stato qualcosa che mi ha turbata, innervosita, delusa.

Stavo tornando a casa con Elisa dall'asilo. Avevo sulle labbra dei granellini di zucchero rimasti lì grazie al caffè che le cuoche della scuola mi avevano appena offerto e che io avevo bevuto in maniera rocambolesca cercando di sfuggire alle mosse azzardate della bimba. Le avevo appena scoperte e succhiandole via ero concentrata, felice.

Sollevo la testa giusto in tempo per scorgere lo sguardo di un uomo scorrere velocemente dal passeggino a me, furbo. In braccio teneva una bambina di due, tre anni al massimo sudicia e stracca. La piccola si era addormentata sulla sua lurida spalla e lui con uno strattone e delle parole durissime l'aveva scossa: doveva mostrarsi allegra e vispa a me. Dopo lo strattone la mano tesa a chiedermi l'elemosina e la bimba in lacrime e poi scossa dai singhiozzi.

Rispondo male, mi allontano per poi fermarmi a controllare. La bambina continua a piangere e lui la passa in malo modo a una donna che lo seguiva a ruota con un passeggino stracolmo di oggetti vari tra i quali trovava posto un altro bambino.
Io non sono brava a mantenere la calma. Non so se per rabbia o perché fosse giusto così, ho preso il cellulare intenzionata ad avvisare i carabinieri. Solo che ho composto il numero sbagliato e ho raccontato inutilmente tutta la storia a un ragazzo che risponde al 118.

Quando ho riattaccato con un pugno di mosche in mano i quattro erano spariti.
Mi sento arrabbiata, impotente, sciocca e grigia.