Volli, sempre volli, fortissimamente volli.

martedì 15 settembre 2009

Sono laureata ormai da quasi 10 anni. Prima di laurearmi non aspettavo altro che il momento in cui avrei potuto sentirmi autonoma, capace di badare a me stessa; come se fosse stato implicito concludere un percorso fatto di studi e sacrifici e ritrovarsi in un contesto soffuso e accogliente. Vivevo l'illusione che solo l'ingenuità dell'età e la certezza di essere preparata possono dare. Un mix pessimo giacché ho amaramente scoperto quanto, invece, poco conti la preparazione (anzi, in certe occasioni è un malus) e quanto amaro sia il sapore della disillusione e del disincanto.

Smarrita e, al solito, frenetica, mi ritrovo a considerare l'ipotesi di iscrivermi di nuovo all'università.
E nonostante il costo dell'iscrizione, nonostante il tempo che avrei dovuto impegnare ancora una volta nello studio, nonostante avessi trovato, nel frattempo, un lavoro (che a riconsiderarlo ora non era poi così male), scelgo di iscrivermi di nuovo e studiare Lettere.

Nel giro di pochi mesi sostengo tre esami ottenendo ottimi risultati, poi rallento un po' ma continuo caparbia. E continuo caparbia anche oggi.

Stamattina cambiavo Elisa e mentre la cambiavo consideravo se portarla o meno al nido per il raffreddore che stanotte le ha impedito di riposare.
Consideravo questo e la possibilità di approfittare di questa mattinata per andare a iscrivermi all'Università.

Sono passati quasi dieci anni; da una città sono passata a un'altra; da quattro anni mi mancano 10 crediti (due mini esami), da almeno due anni studio per questi due esami e poi non vado a sostenerli. Intanto è nata Elisa.

Vorrei ritrovare la caparbietà di un tempo (quella vera, quella che include la costanza e rifugge l'orgoglio) e quella dolce illusione dell'impegnarsi per ottenere dei risultati; ogni mio istante ha assunto un valore oggi, e si tratta di un valore profondo. Ripenso ai colloqui per i quali sono troppo titolata; ripenso ai concorsi pubblici dedicati nei cui bandi mi sento soffocare imprigionata, senza scelta.

Se riuscissi a concludere questo mio secondo corso di studi regalerei a me stessa una gratifica e leverei dalle mie spese una voce importante e ormai fissa. Avrei qualcosa in più da raccontare alla mia bambina e di cui andare fiera; e smetterei di essere una pedina nell'ingranaggio farraginoso dell'istruzione italiana.

Ma metterei un punto; dovrei crescere, ancora e ancora una volta.

4 commenti:

Piera ha detto...

Cara mamma trafelata, da mamma trafelata a mamma trafelata-trasudata-trapiantata-estraniata, ma lo sai che ti capisco? ma lo sai che apprezzo ciò che scrivi? ma lo sai che mi sento rappresentata? ma lo sai che spezzo il cerchio della solitudine e avvio la linea retta della mano tesa (non mano morta?). ma lo sai che ogni tua parola mi fa rabbrividire di gaudio senza spem, spes, spesa da fare? cara mamma trafelata-travisata, dall'alto dei miei postumi specialistici del nulla ti dico stringiamoci a corte, stringiamoci forte, e w l'italia a pezzi e colpita al cuore!

barbara ha detto...

Sempre sulla linea delle citazioni degregoriane l'Italia non dovrebbe neanche morire e invece mi sembra davvero in agonia.
Noi, sì, stringiamoci forte ché qualcosa riusciamo a fare, di buono; di buono per noi.

Anonimo ha detto...

Ti da tutto questo una seconda laurea..? Investi i tuoi soldi in viaggi. Allora si che avresti da raccontare qualcosa di più alla tua bambina. Lascia stare accademie e citazioni...

barbara ha detto...

Mi darebbe anche più di questo, sì.
(Chi mi elargisce 'sì saggi consigli? Mi piacerebbe saperlo.)

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