Guidata dal profumo verso climi che incantano

mercoledì 23 settembre 2009

Per quanto mi costi ammetterlo mi sento molto ferina. Sono molto ferina, magari alla tassiana maniera.
Lo capisco dalla scala di valore in cui classifico i miei sensi e la mia predisposizione a usarne uno piuttosto che l'altro.
Mi sento una sorta di marmotta sentinella, sempre impegnata a tendere l'orecchio e annusare l'aria. Il mio naso si arriccia e percepisco qualsiasi odore mi aleggi attorno.
C'è stato un tempo in cui pensavo addirittura di fare le prove per diventare "annusatrice" di mestiere. Sembra strano ma la professione esiste davvero; i nasi particolarmente percettivi sono molto utili in ambito farmaceutico ed erboristico e io volevo tentare questa strada. Poi non so perché, non lo ricordo, ho rinunciato, ma sono tuttora convinta di avere un naso talentuoso oltre che imponente.

Riconosco tutti gli odori nei quali almeno una volta mi sono imbattuta ma soprattutto gli odori a me familiari, quelli della mia terra o della mia casa, o delle persone a me care. Perché li coltivo.
Se incontro un odore il passo verso i ricordi ad esso associati è breve. La mia mente si popola di odori e profumi che mi avvolgono ed estraniano dalla realtà circostante.
Gli odori del peperoncino, per esempio, sono molteplici e differenti; il peperoncino ancora sulla pianta è fresco e aspro, quando è tagliato a pezzetti è pungente, quando lo si mette fresco nell'olio e sfrigola è caldo e piccante. Il peperoncino per i calabresi è un po' come la neve per gli eschimesi, ma non si tratta solo di questo. Si tratta dei solchi di terra che mio padre ha appena smosso; del cane che corre all'impazzata, felice. Si tratta della cucina di mia nonna e dei ceci cotti lentamente. Si tratta piuttosto dell'associare a ogni odore un'idea.
Io faccio così, sin da bambina, e mi ritrovo ad avere una collezione di ricordi odorosi.
Ci sono i buoni e i cattivi odori. Ma non è la fragranza che conta quanto piuttosto l'idea che l'accompagna che ne amplifica o sminuisce l'intensità.

Ricordo tre odori in particolare di quando è nata Elisa.
Il primo era di gelsomino e arancia misto a tabacco. Lo indossava un'ostetrica di nome Barbara con una voce roca racchiusa in un corpo esile e delicato. Il secondo di tintura di iodio; e non riesco a dissociarlo dalla tensione e l'ansia di quel momento così partecipe. E il terzo di acqua di violetta, molto tenue. Sembrava provenire da chissà dove, e invece era proprio lì, tra le mie braccia.


Guidato dal tuo profumo verso climi che incantano, vedo un porto pieno d'alberi e di vele ancora affaticati dall'onda marina, mentre il profumo dei verdi tamarindi che circola nell'aria e mi gonfia le narici, si mescola nella mia anima al canto dei marinai.
(C. Baudelaire)

3 commenti:

Anonimo ha detto...

questi disegni sono deliziosi, oltre al resto chiaramente ;)
una nemica

barbara ha detto...

eheheh... mi sembrava di aver sentito il tuo odore nei paraggi!
:*

barbara ha detto...

Ho appena sentito un servizio su una scuola per nasi e considerato lo stipendio medio annuo di un naso quasi quasi mi lancio sul serio nell'arte dell'annusaggio!

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