A dicembre andremo a New York; per una settimana. Lo progettiamo da almeno due anni.
Andare oltreoceano ha sempre avuto una valenza onirica per me ed è sempre stato il simbolo di un passaggio che non è solo dalla riva di un continente all’altro, quanto piuttosto da una sensazione di ovattata tranquillità a una di curioso straniamento. Un rito di passaggio, propriamente un viaggio.
Ma i confini non sono solo ideali, sebbene per certi versi il concetto di entrata e uscita da un Paese lo sia. Ci sono dogane, ci sono frontiere concrete e palpabili da superare.
E per varcare questo tipo poco incantato di soglie è necessario il passaporto.
Quello di Massimo era scaduto, il mio da fare ex novo; Elisa ha sei mesi… sarà iscritta su uno dei nostri passaporti...; così immaginavo.
E invece no. Per andare negli Stati Uniti d’America è necessario che la bimba abbia un passaporto proprio. La cosa mi lascia perplessa per la tenera età della frugoletta e per il rimanere, comunque, in uso la tradizionale iscrizione sul passaporto di uno dei genitori dei figli minori.
Tralasciando il costo di ogni passaporto, la grottesca curiosità che mi ha indotto a scriverne è che sul passaporto va apposta una foto vidimata dall’ufficiale e vanno precisate le caratteristiche fisiche del soggetto. Massimo ha gli occhi marroni, io quasi neri, Elisa grigi. Io ho i capelli castano chiaro, Elisa è alta 75 centimetri.
Ogni passaporto è valido 10 anni. Meno male, con quello che costa. Ma mi sono chiesta, e ho chiesto conferma: la foto sul documento di Elisa rimarrà questa in cui lei ridacchia girando la testolina e guardando verso la tenda a strisce?
Sì.
E fino all’età di dieci anni sarà alta 75 centimetri, nonostante io possa dirmi certa del fatto che crescerà fino a superare abbondantemente il metro.
Grottesco.
Ma (legittimamente) ci metteremo comunque per l’alto mare aperto, per sentirci un po’ Odisseo e per cercare di afferrare l’ineffabile senso di libertà che un volo così lungo e una terra straniera potranno regalare alla nostra bambina; e che, certamente, nei nostri ricordi assumerà il senso di una fiaba. Noi tre spinti dalla forza di Eolo, muniti di passaporto, comodamente seduti sul carro del sole.
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3 settimane fa
3 commenti:
Speriamo solo che non ci facciano tribolare con vaccinazioni et similia per 'sta influenza suina. Scattare la foto a elisa nela cabina automatica comunque è stata un'impresa non da poco. Chissà perché poi stava sempre fissa davanti l'obiettivo ma all'ultimo momento si girava ogni volta a guardare la tendina. Mah...
Speriamo che in dieci anni questi tre passaporti si riempiano di timbri.
anche Vale ha il suo passaporto personale (per scelta nostra, pero'), la cosa piu' assurda e' che ho dovuto rispondere per lui alle seguenti domande: "Ha precedenti penali?" ed "E' celibe?"; lui aveva un anno e a malapena diceva "mamma"...come sei romantica amica cara...ricorda che i viaggi aerei con i pargoli sono l'equivalente di un girone dantesco...a cominciare dal razzismo che la gente dimostrera' verso la bimba (in aereo tutti odiano i bambini, e tra qualche anno li odiero' anche io...ops!). Buon viaggio!!!! cla
Il riscolto burocratico della nostra/vostra vita onirica è invasivo, imbarazzante, dispendioso. Sarà stato scomodo per voi, ma il fatto che Elisa abbia scelto di voltarsi nel fare la foto per il passaporto equivale, mi sembra, a un precocissimo ri-voltarsi alle assurdità sancite dalla legge!
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