Questa mattina ho accompagnato Elisa all'asilo. Di solito lo fa Massimo.
E sono felice perché ho assistito a una scena che mi ha fatto pensare che forse una speranza per questo Paese guasto c'è.
Quando si arriva davanti alla classe bisogna indossare dei copriscarpe. L'operazione non è semplice perché non sempre c'è un posto in cui sedersi o a cui appoggiarsi, e stare in equilibrio su una gamba sola con una bimba di 10 chili in braccio diventa un'impresa circense. Oggi è stato ancora più complicato giacché dalla classe di Elisa proveniva il pianto disperato di un tenero bimbo mammone (che poi ti dispiace sentirli piangere ma quando consideri come tua figlia si siede prende a giocare e non ti degna nemmeno di uno sguardo mentre vai via un po' le mamme dei mammoni le invidi...) ed Elisa spingeva verso la porta rendendo il mio già precario equilibrio pericolosamente sghembo.
Indossati i copriscarpe entriamo in classe e subito Elisa mi fa capire in maniera abbastanza esplicita che vuole essere messa a terra. Ubbidisco, saluto e faccio per andarmene, rimuginando sul mancato saluto e piantarello di congedo, quando vedo che parte gattonando velocissima alla volta del bimbetto in lacrime e in una strana lingua gli parla, dolcissima.
Non so che effetto abbia sortito il discorso di Elisa, ma certo sono andata via contenta.
Amico mio, accanto a te
non ho nulla di cui scusarmi,
nulla da cui difendermi,
nulla da dimostrare: trovo la pace...
Al di la' delle mie parole maldestre
tu riesci a vedere in me
semplicemente l'uomo.
(Antoine de Saint-Exupery)
Le case che cambiano vita: cosa succede davvero quando si svuota un immobile
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In ogni città esistono appartamenti che restano chiusi per anni. Case
ereditate, abitazioni lasciate dopo un trasloco, vecchi uffici trasformati
in depos...
3 settimane fa
5 commenti:
che bello!!! Tu avrai pure parole maldestre (cosa non vera, anzi!) io non ho parole!! Solo posso dirti di non disdegnare la figlia non mammona. Ti permette di andar dalla scuola via in pace!!!
sono proprio orgogliosa di Lili...io, in quanto madre di figlio mammone, apprezzavo infinitamente i bambini e le bambine che consolavano Vale. Inoltre è un buon segno che Lili voglia entrare all'asilo: vuol dire che il suo stile di attaccamento a voi genitori è sicuro =) quanto a Vale, credo che abbia cambiato troppe volte ambiente...anche se adesso che ha una fidanzatina, all'asilo ci va volentieri (e poi me la invita in cas(b)a(h)!!!
cla
dunque...io non ho figli ma all'asilo ci sono andato anch'io ed ero classificabile come "figlio mammone", lo conferma il fatto che ho ancora lucido il ricordo del mio primo giorno, i miei pianti disperati nel vedere papà andar via e il terrore che mi suscitava lo sguardo malvagio e privo di compassione di quella suora dal mento peloso...devo ammettere che l'asilo è tra i ricordi più traumatici della mia prima infanzia, e considerando che andavo alle suore mi sa che ho preso più botte da loro che da papà! come non ricordare il tema che feci in prima elementare e che lasciò sgomenta la maestra quando lesse "finalmente mi sono liberato di quella massacratrice che mi riempiva di pugni sulla schiena!"...quindi,barbara, se tua figlia quando vai via non ti calcola proprio, non è che un bene, quando da grande guarderà foto o documentari sui lager non le verranno in mente le immagini dell'asilo!!!
Giuliano
E mi pare di capire anche che non ci fosse una piccola Elisa a consolarti con discorsi incoraggianti...
Core de papà...
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