Poco fa ho letto il pensiero di una mia amica rivolto ai bambini di Terezin. Terezin era un campo di concentramento, che ospitava soprattutto ebrei cechi, molto grande, enorme, e molti prigionieri, moltissimi, erano bambini.
Quando sono stata a Praga, qualche anno fa, proprio A. mi aveva indirizzata al Museo ebraico, mi raccontava di esserne rimasta profondamente colpita. Non potevo immaginare l'effetto straziante di quello che avrei visto.
Raccolte in teche, protette dal tempo ci sono, infatti, le opere dei bambini che a Terezin aspettavano di essere deportati, spesso verso Auschwitz. Gli adulti cercavano di proteggerli dall'orrore che vivevano giorno dopo giorno, organizzando corsi di poesia, di disegno di musica.
Ricordo che mi colpirono soprattutto i disegni che rappresentavano una realtà completamente diversa rispetto a quella che vivevano. Farfalle. Moltissime farfalle colorate; fiori, prati, bimbi che si tengono per mano e giocano. C'erano anche i baraccamenti, i lavori forzati, il grigio tetro. Però i bambini s'aggrappavano alle farfalle.
Quelli che mi straziarono erano i disegni che immaginavano un ritorno a casa. Non ricordo quanti fossero i bambini che tornarono a casa, ma furono decisamente pochi.
Non ho vissuto quegli anni, posso solo riflettere sulla deviazione dell'animo umano, sulla crudeltà ottusa in cui può abbruttirsi. Però nel mio piccolo posso cercare di raccontare alla mia bambina la capacità di sentirsi vicini e partecipi agli altri, affinché diventi abbastanza forte da soffrire per gli orrori del passato e da creare un ghetto ideale in cui imprigionare la voglia brutale di sentirsi superiori agli altri.
Per la prima volta a corredo di questo post non metterò un'immagine del vladstudio. Ho trovato una cartolina presa a Praga; l'autrice è Margit Ullrichovà, 18.6.1931 - 16.10.1944
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3 settimane fa
3 commenti:
Grazie Barbara, mi hai fatto pensare a questi bambini. Non ci penso mai; invece sono contenta di averli immaginati, visti. I morti e i vivi si incontrano nella memoria.
Cla
immaginare, conoscere le storie di questi e di tutti gli altri bambini degli altri campi di concentramento, ci può far capire l'ORRORE grande che ci ha invaso in quel periodo, desiderare chiedere e fare in modo che l'annientamento dell'altro succede. Non si può nemmeno pensare a tutto questo senza sentirsi stringere il cuore. Trally
I pensieri corrono di sicuro ai bimbi ebrei che hanno subito l'incubo della deportazione e del genocidio, ma anche ai bimbi armeni, ai bimbi curdi e a tutti i bimbi di tutte le etnie del mondo ai quali la follia e la brama di potere degli adulti, ha precluso la possibilità di crescere, amare e realizzare i propri sogni.
manu
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